La Pasqua di Eura Camilli Domenichini a Montemarcello

 LA PASQUA DELLA MIA INFANZIA  

Incominciava alcuni giorni prima della Domenica delle Palme,  si preparavano i ramoscelli d’ulivo da portare in chiesa a benedire. Si lessavano le uova e si coloravano con tante fantasie uova-dipinte la mamma preparava le ciambelle col buco “i canestrei” ed in certe metteva, al centro, un uovo colorato. ciambella

 

 

 Ai rametti d’ulivo venivano poi attaccate caramelle e piccole croci di palma. Con questo trofeo noi bambini entravamo in chiesa, sbirciandoci l’un l’altro per vedere l’ulivo più bello.bimbi-in-chiesa1 

 

 

 

 

 

Nella settimana che precedeva la Pasqua poi c’erano varie funzioni religiose (alcune sopravvivono, anche se in tono minore). Uomini e donne preparavano i “Sepolcri” che adornavano con fiori, lumini ad olio e piatti di grano, fatto germogliare al buio, anzitempo, ricco di steli giallo-oro. Il Venerdì Santo ci preparavamo tutti per la processione; il Signore morto e la Croce che venivano messi all’asta (“aa subasta”) . Posizionavano una candelina sopra la finestra davanti alla Chiesa, il battitore iniziava dicendo la cifra di partenza e gli uomini rialzavano. Per sollecitarli esclamava “Oh! A candea la sa delibea” (la candela si sta segnendo) e quando la candelina si esauriva l’asta era finita e chi aveva offerto di più aveva l’onore di portarli.

processione

La processione sfilava per le vie del borgo, non eccessivamente illuminato come oggi, ma ravvivato con luci discrete, candele e lumini ad olio, forse più adeguati alla mestizia del momento.  

 

 

 

 

 

 

Al rientro in Chiesa i fedeli sfilavano davanti al Signore morto, mettendo le loro offerte e baciando i suoi piedi. Ai lati del Cristo c’erano quattro ragazzini vestiti da giudei con enormi cappucci scuri che, a me bambina, mettevano sempre un certo timore.

o-segnoe-morto

 

 

 

 

 

Arrivava finalmente il giorno di Pasqua che per noi bambini era una vera festa in quanto portavamo a benedire l’uovo di cioccolato.

eura-con-fiocco

Anch’io avevo il mio, non molto grande e spesso artigianale  avvolto in carta trasparente e decorato con fiorellini di zucchero. uovo-trasparente

 

 

Tante volte non riuscivo a conservarlo intero, sino alla fine della Messa, perchè lo bucavo per mangiare la cioccolata e per vedere la sorpresa. A proposito di uova, ricordo un fatto che oggi mi fa sorridere. C’era infatti una bambina, più o meno della mia età, che esibiva sempre un uovo gigante uovo-di-cioccolatae che allora guardavo con una certa invidia, ma la mamma, che non mi sgridava per il buco nell’uovo, mi diceva: “non guardare chi ha l’uovo più grande, pensa alla maggior parte dei bambini che non hanno niente”. Forse questi insegnamenti sono rimasti radicati in me, perchè ancora oggi non invidio chi ha di più, ma penso a chi ha meno ed ha bisogno del nostro aiuto e spero di aver trasmesso ciò anche ai miei figli.

                                Racconto di Eura Domenichini Camilli 

                                    (tratto dal Giornalino Ameglia Informa)

 ALI STRETTE (di Eura Domenichini Camilli)

Noi bambini eravamo tutti vestiti da angioletti. Con tanto di ali. La mia zia Ines me le legava così strette che scoppiavo. 

OLFATTO

Non scorderò mai il profumo del minestrone di mia nonna, lo sento ancora nel naso e sento ancora il profumo delle sue pesche e il profumo delle fresie che era il profumo dei sepolcri del Giovedì Santo. Raccoglievamo le fresie e le portavamo in chiesa.

fresie                                                    

I FRESCEI

Zucca peà i già fato a frità I na dato ai so fradei I so fradei i gian fato i frescei I nan dato a zuca peà.

IL DISONORE

Oggi nessuno pensa più che è un onore portare la Croce o il Signore Morto. Non interessa più molto ‘sta cosa. Le ultime due aste le abbiamo fatte noi donne, che vergogna! Invece io ci tengo a queste tradizioni. Quando noi donne cantiamo il Miserere e gli uomini che rispondono,a me viene ancora un groppo qui. 

A CASCETTA

La cascetta è una cassetta di legno, con dentro gli ingranaggi e fuori una manovella. In chiesa c’era quella grossa detta “el casson”. Anche noi bambini ce l’ avevamo tutti ma era più piccola “a cascetta”  che suonavamo lungo tutto il persorso della processione al grido….. 

Adesso ne son rimaste due. I bambini le suonano ancora. Le suonano prima della Messa del Venerdì Santo.

a-cascetaa-casceta1

 

 

 

 

 

 

FILASTROCCA

La sona mezzogiorno Er prete j’è en ter forno La sona mezzodì Er prete j’è arosti

(Questi testi sono tratti da: “Piazze sotto laluna” a cura di: Emanuela Giordano, Roberto Alinghieri e Laura Allievi

Le foto storiche sono tratte dalla Mostra fotografica “Montemarcello ieri e oggi” curata dalla Proloco di Montemarcello)

  

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