La ZIA INES e la Befana

Nel gennaio del 2010 era stato pubblicato questo racconto che Eura Domenichini Camilli , aveva dedicato alla zia Ines ed oggi, a distanza di 3 anni, si sono riabbracciate in cielo

LA ZIA INES

Poiché mio padre aveva tanti fratelli ho avuto, e ne ho ancora qualcuno, tanti cugini e cugine.Una di queste era la “zia Ines”

La zia Ines

La zia ines

che ho sempre chiamato così perché, essendo una delle più anziane, aveva una figlia, Angelina, della mia stessa età con la quale eravamo come sorelle. Di lei, ancora vivente, mi è rimasta impressa la “Befana”

foto Giacomo Medioli

che preparava a me ed ad Angelina con tanto zelo e fantasia. Ricordo che la sera prima portavo una mia calza (ricordate quei calzettoni di lana pesante fatti in casa?)

alla zia che l’appendeva al camino assieme a quella di Angelina.

La mattina dopo, di buon’ora, ero già là e non potete immaginare la gioia che provavamo quando aprivamo tutti quei cartoccetti con due mandorle, due confetti, due caramelle, due cioccolatini, due fichi secchi e così via; tutte cose che oggi abbiamo ogni giorno a non gustiamo più né con gli occhi, né con la gola. Ma allora dovevate vedere come brillavano i nostri occhi nell’aprire i vari cartocci. C’era anche l’immancabile carbone dolce, bianco e nero,

quello nero per le eventuali marachelle che avevamo combinato. C’era anche qualche piccolo giocattolo (non come quelli di oggi sicuramente) o qualche oggetto per la scuola. Ricordo in particolare un astuccio di legno

con coperchio scorrevole (se ne vedono ancora nelle bancarelle degli antiquari) pieno di matite, pastelli, gomme e pennini (i famosi pennini a campanile da inserire nella penna di legno). Oltre alla befana ci sono altri ricordi legati alla zia Ines soprattutto per quel che riguarda le varie feste religiose, la cresima, la comunione e le processioni. Per la cresima lei e la mamma avevano preparato per Angelina e per me due stupendi vestiti di “organzina” rosa a fiorellini bianchi.

Come dimenticarli, sembravamo due fiori appena sbocciati.

Per la comunione invece eravamo vestite da Santa Teresa del Bambin Gesù

il manto era di seta lucida beige come il vestito e tra le braccia avevamo un mazzo di rose bianche ed un crocefisso che ancora oggi conservo nella camera di mio figlio.

I vestiti da angioletto  poi meli ricordo per un motivo particolare. La zia aveva costruito delle ali di carta dorata e me le aveva legate talmente strette che io, per la paura di romperle, avevo trattenuto il respiro per buona parte della processione. Tant’era la voglia di apparire che avrei sopportato qualsiasi sacrificio.

Infine un ricordo curioso: quando zia Ines pettinava Angelina, le legava i capelli con un gran fiocco che restava sempre dritto sulla testa, preciso ed inamidato. Io volevo imitarla e perciò la mamma di buon grado, anche se non amava troppo i fronzoli, me lo metteva. Ma chissà perché, il mio si afflosciava sempre da una parte. Ho ancora una foto

che lo testimonia e, quando lo guardiamo, Angelina ed io, sorridiamo e ripensando alla nostra infanzia diciamo: eravamo più contente di adesso che abbiamo tutto e non abbiamo niente, per lo meno i tanto spontaneo e genuino come quando eravamo bambine.

       “Racconto di Eura Domenichini Camilli pubblicato sul giornalino AMEGLIA INFORMA

Una risposta a “La ZIA INES e la Befana

  1. … ed io ho un ricordo di una serata in giro per Montemarcello ad accompagnare la Befana di casa in casa per portare doni ai bambini e dolciumi a tutti!!!

    Abbiamo girato il paese intero cantando questa canzone (mi scuso in anticipo per le parole non proprio dialettali!):

    “La Befana la vien de notte,
    con le scarpe tutte rotte,
    la gonnella repezzà
    e la Befana l’è arrivà!!!
    O padron che in casa siete
    scenderete giù in cantina
    prenderete una mezzina
    e da bere a noi darete
    o bianco o rosso come l’avete!!!”

    Grazie Montemarcello!!!
    Silvia
    (del famigerato gruppo dei “REGGIANI”)

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