1930 Festa della Donna?

8 Marzo, le donne lo festeggiavano così, meno di un secolo fa

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MI MAI’ (raccontata da Maria Ferrari, nata a Montemarcello nel 1902)

L’è tre oa ka l’aspeto                          Sono tre ore che lo aspetto
quelo karo mi maì                              quel caro mio marito
i me la fa per dispeto                         me lo fa per dispetto
e shi l’è ‘nša trèi ani ka son sazia. E si che son già tre anni che son sazia.

Pianšo a mi disgrazia                        Piango la mia disgrazia
omo de questa mena:                       uomo di questo tipo
en ca’ an g ò da zena                          in casa non ho la cena
e mai an la vedo.                                e mai la vedo

E shi per quanto a credo                       E si per quanto credo
chi shi-a da la Rosina,                            che sia dalla Rosina
da la Chechina, da la Vitoia                 dalla Chechina, dalla Vittoria
da quèia bèia gioia                                  da quelle belle gioie
per darghe u tempo mèg’o                  per dar loro il tempo migliore
e shi g’è ‘n bruto vecio rantegoso!    e si che è un brutto vecchio catarroso!
I ghe va sempre d’ascoso daa mae   Ci va sempre di nascosto dalla madre
e dar veshin.                                              e dal vicino.
.
La me la ito g’usto aièi matina           Me lo ha detto giusto ieri mattina
a Gig’a                                                          la Gigia
quela bizara fig’a                                     quella bizzarra ragazza
a fig’a d’Anastasia                                    la figlia dell’Anastasia
ke la ne dièi ‘na bushia per ‘na citè   che non direbbe una bugia per un centesimo
Dio ghe la renda merito a so caritè! Dio le renda merito della sua carità!

A ve le dishio de bèla prima                Ve lo dico prima che succeda
ke de me no fa stima e no à loco        che di me non ha stima e non sta con me
all’osteria e al gioco                                all’osteria e al gioco
i ghè bien encaminà.                               e ben incamminato

O comae                                                       O comari
g’è er mi tormento                                   è il mio tormento
a ghe le dishio ogni momento            glielo dico ogni momento
a ghe le dishio zento vota                    glielo dico cento volte
a ne fago autro che pig’ae da bota.  Non faccio altro che prendere delle botte

A me fa mae questo brazo                   Mi fa male il braccio
da a bota chi m’à dato                           dalle botte che mi ha dato
i m’à tuta resfato                                      mi ha tutta disfatta
vita e testa.                                                corpo e testa

Ogi o domàn l’è festa                             Oggi o domani è festa
i veñià ‘n kà                                               verrà a casa
e i troveà er fego smorto                     e troverà il fuoco spento
i pigeà u lume e l’azaìn                          prenderà il lume e l’acciarino
e i le treà ‘n mešo da piaza.                 e li butterà in mezzo alla piazza

Animalazo                                                Animalaccio
sa n’ò di dinè                                           se non ho soldi
come a voé ka fazo?                             come volete che faccia?

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