L’Aloe vera: 1a parte

ALOE VERA:

La pianta miracolosa
Le straordinarie proprietà terapeutiche dell’Aloe vera sono note da secoli ed il gel ottenuto dalle foglie di questa pianta è stato in ogni periodo largamente utilizzato nel trattamento di molti e differenziati disturbi dell’organismo e della cute in particolare. Le proprietà curative del gel di Aloe, sanitizzanti e riparative la cute danneggiata da bruciature, ustioni, ferite, eritemi solari, ecc, sono risultate straordinarie e confermate dalla moderna ricerca scientifica. Indubbiamente, questa magica pianta è oggi una delle più note ed utilizzate non solo in campo farmaceutico, dietetico e salutistico, ma anche nel settore cosmetico: oggi, preparati che contengono suoi estratti godono di larga popolarità.

Le sacre scritture e le antiche civiltà
L’Aloe vera è conosciuta da secoli, sarebbe più giusto dire da millenni, per le sue proprietà curative. È citata nell’Antico Testamento; nei Vangeli (Giovanni:19,39), si dice che una mistura a base di empiastro di foglie di Aloe fu usata per favorire la cicatrizzazione delle ferite del corpo di Gesù dopo la sua morte.Foto 1 Art 1 copy
La conoscevano certamente i cinesi, gli indiani, i popoli arabi, gli egizi: sicuramente Nefertiti e Cleopatra usarono ‘cosmetici’ a base di Aloe.
Si narra che Salomone, re di Israele (IX sec. a.C.), fosse un grande estimatore delle virtù terapeutiche ed aromatiche dell’Aloe che coltivava personalmente nel suo giardino. In Mesopotamia si usava bere una miscela di vino e polpa di Aloe , cui era attribuita la proprietà di conferire buona salute ed allungare la vita. Presso tutte le antiche civiltà, l’Aloe aveva credito non solo per le sue virtù terapeutiche, ma era considerata alla stregua di un’erba sacra e serviva per scopi rituali, religiosi e simbolici. In Egitto, la pianta posta all’ingresso delle piramidi, doveva indicare al defunto la strada da seguire per raggiungere il regno dei morti. Pericle (400 a.C.), insigne uomo politico ateniese, tra una guerra e la proclamazione di un editto legislativo trovava il tempo per prepararsi un delizioso elisir a base di Aloe, Mirra e Zafferano. Altri grandi medici dell’antichità, come Ippocrate (460-377 a.C.), Teofrasto (371-288 a.C.), Galeno (129-200 d.C), Dioscoride (2-70 d.C.), Plinio (24-79 d.C) ed altri, ne riferiscono nei loro trattati, tutti concordi nel decantarne le lodi come ingrediente di alto valore per la guarigione di piaghe, cicatrizzazione di ferite, protezione e sollievo contro scottature solari, prurito, infiammazioni cutanee, ecc. Si narra che Aristotele, persuase Alessandro il grande (di cui era stato precettore) a conquistare le isole Socotra (presso le coste dell’Africa) allo scopo di poter raccogliere abbondante quantità di foglie di Aloe che, in quelle regioni cresceva rigogliosa, per poter curare, col gel, le ferite dei suoi soldati.Il documento più antico nel quale si fa riferimento all’Aloe vera si ritiene sia il Papiro di Ebers (circa  1500 a.C.) nel quale  sono descritte le proprietà salutari e magiche della linfa di questa pianta così come era utilizzata nell’antico Egitto. Si dice, peraltro, che esista anche una tavoletta in terracotta ritrovata a Nipur, e risalente alla civiltà sumerica (2200 a.C.), nel quale è menzionata l’Aloe e che su un muro di un tempio egizio risalente a circa 4000 anni a.C., siano stati rinvenuti segni interpretati come il disegno di una pianta di Aloe.
Ci sembra doveroso, a questo punto, fare una breve considerazione circa le nozioni raccolte da questi importanti personaggi (medici, scienziati, botanici) dell’antichità nelle loro opere e tramandate ai posteri. I loro scritti hanno il pregio di averci proposto una precisa indicazione della conoscenza botanica e medica ancor prima che iniziasse l’era dello studio razionale e sistematico delle scienze naturali. Per quanto queste notizie si riferissero ad antiche esperienze, a credenze popolari, a superstizioni, a miti, a volte, perché no, al ‘sentito dire’,  ebbene, è fuori ogni dubbio che certamente esse influenzarono i compilatori che nei secoli successivi pubblicarono i primi trattati dedicati ai curatori, ai medici; infatti, nella maggior parte dei casi, fu semplicemente trascritto  quanto dai loro predecessori era stato tramandato. Solo più tardi, nell’epoca moderna, si è avuto la verifica di quanto in quella materia ci fosse di empirico e di quanto invece si sarebbe poi rivelato scientificamente attendibile.

Dalle civiltà orientali al Rinascimento
Si narra che l’apostolo Tommaso (I sec d.C.), arrivato in India su una nave romana per evangelizzare quelle popolazioni, prima di ogni altra cosa provvedesse a curare e guarire quella misera gente da ferite e ulcere causate soprattutto dalle cattive condizioni igieniche di vita. Base indispensabile della sua medicina erano le cognizioni che aveva sulle proprietà curative dell’Aloe. Peraltro, in quelle terre,  erano stati i mercanti arabi, qualche secolo prima (VI sec a.C.) a far conoscere la pianta e le sue virtù terapeutiche. Più tardi, nel Kamasutra – opera scritta in sanscrito tra il IV ed il VI sec d.C., che, per quanto di carattere erotico (la parola significa ‘aforismi sull’amore’) rientra nella letteratura religiosa indiana nell’ambito della dottrina del trivarga – l’Aloe viene citata come portentoso afrodisiaco.
Si racconta anche che furono proprio gli arabi a separare per primi lo strato gelatinoso dalle foglie, che poi conservavano in sacche di pelle di capra. Esposte queste al sole, la massa essiccava, la polverizzavano e la commercializzavano  sotto questa più comoda e certamente più sicura forma. Avicenna (980-1037), il più famoso scienziato mussulmano (filosofo e medico) dei tempi, attribuisce all’Aloe proprietà guaritrici di infezioni alla pelle ed agli occhi, e, curioso, la consiglia come ottimo rimedio contro la malinconia.
Sono ancora i mercanti arabi, assieme ai fenici, a diffonderle l’uso dell’Aloe in Cina. Documenti risalenti alla dinastia Tang (600-900)  riferiscono di preparati a base di Aloe come efficacissimi rimedi contro sinusite, le febbri infantili causate da  parassiti, le convulsioni, le affezioni della pelle. Quando il nostro Marco Polo arriva col suo primo viaggio (1271) in Cina, apprende proprio dai Cinesi l’arte di curarsi con questa pianta. Durante il Medioevo ed il Rinascimento, l’uso medicinale dell’Aloe si diffonde in Europa. Paracelso, alchimista e filosofo tedesco (1493-1541), cultore delle scienze naturali occulte, include l’Aloe in un suo libro di botanica.

Nel XIII sec, i portoghesi rubano agli arabi la supremazia nel commercio marittimo dell’Aloe, instaurando grosse piantagioni in loro colonie sulle rive del Mediterraneo a loro più vicine, poi, nel secolo successivo, con olandesi e inglesi la diffondono in Spagna ed anche sulle coste africane. Ai missionari Gesuiti, dotati di ampie conoscenze in medicina, pare sia da ascrivere l’ancor più diffuso uso di questa pianta di cui arrivano a promuovere la coltivazione sino alle Antille (oggi Barbados). Cristoforo Colombo nel diario del su primo viaggio riferisce dell’uso terapeutico di Aloe, ma pare non abbia mai trovato la pianta. Nel Nuovo Mondo ad introdurla sono stati certamente i navigatori spagnoli, anche se c’è chi afferma che esistono testimonianze della conoscenza della pianta già presso le antiche civiltà precolombiane (Maya).
Fermiamoci qui con la storia antica della pianta. Avremo occasione, in un capitolo a seguire di riprendere il discorso su questo percorso nei tempi. Anticipiamo, però,  a questo punto,  un fatto veramente sorprendente e straordinario: le antiche conoscenze, i primordiali usi della droga di Aloe, le malattie e i disturbi che con questa erano curati così come gli abbiamo appena sopra descritti, sono gli  stessi di oggi:  tutti gli studi, le ricerche, i test clinici moderni –  avremo occasione di constatarlo – confermano una reale base di validità di pratiche millenarie.

Continua

Paolo Poggi
Laureato in Chimica Industriale e Pubblicista
Collabora a Riviste Tecnico-Scientifiche nel settore della Fitocosmesi e Fitoterapia.

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