ALOE VERA: 2A PARTE

Aloe vera: la pianta miracolosa

Il gel di Aloe: raccolta e sfruttamento

L’Aloe è una pianta grassa, assai simile nell’aspetto all’Agave, però, a differenza di questa che fiorisce una volta sola, quando sta per morire, l’Aloe presenta una regolare vistosa fioritura a pannocchia al centro del ciuffo fogliare ogni anno e procede nella sua esistenza. I botanici hanno identificato numerose specie di questo genere di piante (più di 200) che appartengono alla famiglia delle Liliaceae. Nella nostra nota faremo riferimento a Aloe barbadenis Miller, che è la più nota e largamente utilizzata.

L’habitat tipico della pianta è il bacino mediterraneo ed i paesi orientali limitrofi (costa dell’Africa orientale). Oggi estesissime piantagioni di Aloe per sfruttamento industriale si trovano nel Messico. Dalle foglie staccate periodicamente dalle piante, con gravoso lavoro manuale si separano i due lembi della scorza ed all’interno si recupera un lembo di consistenza gelatinosa da cui si estrae un succo denso, concentrato, molto viscoso, che tende a solidificare, quasi a cristallizzate in massa vitrea. È da questa massa che, con successive lavorazioni, si estrae la parte attiva che, sotto varie forme (gel, liquido, sostanza essiccata e polverizzata), viene poi messa in commercio.

L’uso del gel di Aloe, peraltro,è stato Fto 1 Art.2per lungo tempo limitato per la difficoltà di conservazione dei suoi principi attivi, per cui dove non era disponibile fresco, era difficile reperirlo e quindi goderne i benefici.  Oggi, moderne tecnologie permettono di mantenere integre le qualità curative del gel di Aloe anche dopo lunga conservazione e quindi il prodotto è facilmente disponibile per uso terapeutico e cosmetico in ogni parte del mondo.

D’altra parte, la moderna medicina introdusse tanti e validi farmaci atti a combattere disturbi ai quali si sarebbe potuto far fronte con l’estratti di Aloe se questo fosse stato disponibile, per cui, per un certo periodo di tempo questo ‘farmaco naturale’ cadde nel dimenticatoio, o quasi.

Per la solita, imprevedibile ironia della sorte, furono due eventi emblematici della moderna evoluzione scientifica a riportare in auge un antichissimo medicamento di estrazione naturale: la scoperta dei raggi X prima (1895) e lo scoppio della bomba atomica più tardi (1945). Le radiazioni provocate dai due citati fenomeni, come si sa e come purtroppo si è avverato, causano in soggetti esposti bruciature e danni gravissimi, restii in molti casi alle più sofisticate e specialistiche cure della medicina moderna. In entrambi i casi, alcuni medici pensarono bene di ricorrere alle foglie pestate della vecchia e dimenticata pianta. I risultati furono eccellenti. Le fogli pestate ed applicate localmente potevano svolgere una marcata azione lenitiva, curativa e cicatrizzante delle ustioni provocate dai raggi X.

Pure gli abitanti di Hiroshima e Nagasaki, come effetto delle due esplosioni nucleari avevano subito terribili ustioni; dopo che queste furono trattate col gel di Aloe, constatarono che il danno si evolveva in maniera assai più favorevole e veloce rispetto al trattamento con farmaci tradizionali allora disponibili.

Giova ricordare un altro personaggio importante che ormai è entrato come protagonista nella storia universale di questa pianta. Rodney M. Stockton, un ingegnere chimico che nel 1942 si trovava in Florida, per una indesiderata (a causa di un incidente) prolungata esposizione alle radiazioni UV solari soffrì di un terribile danno da ustione. Fu grande la sua meraviglia quando, alcuni suoi amici del luogo gli spalmarono sulla pelle offesa del succo di foglie di Aloe pestate: ne ricevette un immediato sollievo al dolore ed una successiva pronta guarigione. Alcuni anni dopo, l’ing. Stockton ritornò in Florida col preciso intento di studiare come stabilizzare il gel di Aloe di cui aveva potuto personalmente verificare la straordinaria efficacia, al fine di poterlo rendere di comodo uso ogni qual volta potesse occorrere ed in qualsiasi posto. Ebbe successo nell’impresa e sviluppò un metodo per la preparazione del prodotto stabile. Su un rapporto dell’Industrial Medicine  and Surgery Journal (agosto 1959) si lesse che un Aloe-creme ointment che Rodney Stockton aveva messo a punto, poteva trasformare in 48 ore una bruciatura severa, profonda, in bruciatura più lieve, di 2° grado, grazie alla rapida rigenerazione dei tessuti. Fatto molto significativo, da rimarcare, che la guarigione delle ferite e delle bruciature avveniva senza che sulla cute permanessero segni marcati di cicatrici.

 

Le moderne ricerche scientifiche sul gel

Risale al 1851 un vero e proprio primo studio scientifico dedicato all’Aloe vera: due ricercatori inglesi (Smith e Stenhouse), riescono a scoprire ed isolare l’aloina, cheFoto 2 Art. 2 si rivelerà, in seguito, uno degli ingredienti più importanti della droga della pianta. Nei primi decenni del 1900, alcuni studi sono dedicati soprattutto all’uso della droga nella terapia di ferite e piaghe restie a rimarginarsi, di dermatiti, di ustioni ulcerative.  Risale al 1935 la prima relazione (apparsa su Americam Journal of Roentgenology), circa l’impiego terapeutico del gel in radiodermiti.

Ma è praticamente dagli anni relativi agli avvenimenti prima citati che parte una vera e propria massiccia e razionale ricerca sulle effettive proprietà del gel di Aloe. È proprio a partire dagli anni ’50 (secolo scorso, ovviamente) che in varie parti del mondo si accentua l’interesse per studi programmati al fine di ‘scoprire del tutto’ le proprietà curative del gel di Aloe. Ed è ancora in quegli anni, che molte società si organizzano per lo sfruttamento industriale (coltivazione, raccolta, vendita) della materia prima naturale e la preparazione di prodotti finiti a base di questo riscoperto interessante principio attivo, da millenni noto come: sanitizzante, cicatrizzante, rigenerante la pelle, antinfiammatorio, idratante, ecc. Alcune ricerche  riferiscono di una sua attività sanitizzante e batteriostatica antibiotico-simile. L’Aloe attenua il dolore ed accelera la guarigione di ferite e la ricostruzione del tessuto.

Interessanti, in quegli anni, anche le ricerche in campo cosmetico. Insigni scienziati, come il dermatologo americano Kligman e l’oftalmologo russo Filatov sono propensi a credere che l’Aloe vera sia in grado di favorire una rapida formazione del tessuto epiteliale. Il secondo, addirittura scopre le proprietà biogene dell’Aloe, stimolanti le funzioni dell’organismo. Questo concetto dell’Aloe quale ‘principio attivo biostimolante’, sarà ripreso e sviluppato, qualche anno più tardi,  dall’italiano prof. Paolo Rovesti – personaggio di grande spicco nel contesto dello sviluppo della cosmesi scientifica a base di derivati naturali – e dal farmacologo tedesco Freytag, che definirà il gel di Aloe come ‘ormone delle ferite’ per la sua dimostrata eccezionale capacità di favorire ed accelerare la riparazione di ingiurie cutanee superficiali.

Ricercatori giapponesi (nel 1975) scoprono che l’Aloe contiene sostanze che inibiscono la formazione di principi attivi biologici infiammatori e dolorifici (bradikinina). Altri attestati ne confermano la validità antinfiammatoria, nel trattamento di paradentosi, negli ascessi, contro la seborrea, l’acne vulgaris, la caduta dei capelli, l’alopecia. Ricercatori egiziani (1973) formulano preparati (saponi e geli) atti al trattamento di questi disturbi.

Nel 1989, un giornale scientifico giapponese, Japanese Journal of Cancer Research, pubblica che il gel di Aloe contiene almeno tre sostanze (emodina, mannosio e lectina) a riconosciuta attività antitumorale. Nel 1990, alcuni ricercatori belgi affermano, dopo severi test, che l’Aloe vera si è rivelata idonea nel trattamento del virus HIV (responsabile dell’AIDS), tanto che, nel 1994, la FDA americana (Food and Drug Administration) approva l’esecuzione di test con Aloe vera gel su umani per questo trattamento.

Fermiamoci qui; in una prossima nota riferiremo di quali sono i principi attivi dell’Aloe vera ed attraverso quali meccanismi si sviluppa la loro azione sanitizzante nell’organismo.

Continua

Paolo Poggi
Laureato in Chimica Industriale e Pubblicista
Collabora a Riviste Tecnico-Scientifiche nel settore della Fitocosmesi e Fitoterapia.

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