“Uno spettacolo emozionante”

Saranno state le quattro di un pomeriggio di metà Settembre del ’63, quando alla Porta arrivarono un furgone e un pulmino dal cui tetto un altoparlante sparava musica ad alto volumefurgone 3

Dal posto di guida del camioncino scesero un uomo e una donna, sapemmo dopo che si trattava di Pippetto e della moglie, dall’altro mezzo altri due che formavano tutti insieme una compagnia di artisti di strada. Nel loro peregrinare nelle varie zone della Lunigiana, quella sera stessa avrebbero messo in scena a Montemarcello uno spettacolo di arte varia, da come si leggeva sulle locandine che si premurarono di mettere bene in evidenza.

Sul retro del camioncino, coperti da un telone, eranoScene accatastati pannelli, scene dipinte, tendaggi, corde,  tavole e tutto quanto sarebbe servito per l’esibizione.

 Il luogo scelto per lo spettacolo fu una piazzetta Piazzettache si trovava salendo alla sinistra della Porta, racchiusa ai tre lati da case per la maggior parte disabitate e mezze diroccate. Il palco fu montato a lato dell’ingresso alla piazzetta, al termine della pendenza che la caratterizzava, in modo che tutti potessero vedere senza coprirsi la visuale con le file davanti. E noi “fanti” a curiosare in quell’improvviso e frenetico movimento che veniva a vivacizzare la tranquilla vita del paese, prendendo già gli accordi per una serata da non perdere.

Arrivai a casa poco prima della cenanedo.montem. e chiesi il permesso per assistere all’evento. Contro ogni previsione la zia Gina giname lo negò dicendo che erano spettacoli non adatti ad un ragazzino, che aveva la responsabilità di me di fronte ai miei genitori e così via. Nemmeno fossero arrivate le spogliarelliste del Moulin Rouge e da quel momento capii che nelle case comandano le donne, comprese in quelle dei preti.

Per nulla intimorito e senza pensare alle conseguenze della decisione che ormai avevo preso, alle 21 ero seduto su di una panca della prima fila con Domenico, Maristella,  Gigliola e Loredana DomenicoMaristellaGigliolaLoredana

a godermi il clown Pippetto,  clown1la moglie che faceva la presentatrice, i giocolieri, il mangiafuoco, il prestigiatore, che poi non erano altro che le stesse persone che si alternavano in più ruoli. Una serata in allegria con quasi tutto il paese stipato in quel fazzoletto di spazio a ridere, a meravigliarsi, ad applaudire.

Quando rientrai era molto tardi e da questo tutti capirono dove ero stato. Il gelo cadde sulla cucina, poi la zia Gina, bigotta e severa, e in quella sera ancor di più,  con una sequela di parole mezze in dialetto spezzino e mezze in genovese, minacciò di riportarmi a casa, disse che questa era la peggiore di quelle finora combinate, poi se la prese con i miei compagni e in particolar modo con le ragazzine, alle quali riservò la chiusura con: “Te và sempre coe lumassone”. Don Lorenzo non parlò,Don Gonzales con bimbi mi fissò dapprima con uno sguardo severo, poi a poco a poco si addolcì e le labbra si aprirono in un sorriso complice, mi diede uno scappellotto e con un cenno del capo indicò la mia camera. Da persona illuminata qual era aveva trovato il tutto eccessivo e con sollievo capii che anche quella vacanza era salva. La nonna invece, disinteressandosi del fatto, se ne era andata a dormire.

  Dal diario di Nedo Gonzales

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