Le piante: miti e leggende

Ritorna la preziosa collaborazione con l’autore Paolo Poggi che, con le sue competenze professionali, ci offre l’opportunità di venire a conoscenza delle proprietà curative, leggende ed aneddoti di alcune delle principali erbe e piante  e, magari,  far nascere una passione nuova, quella cioè di passeggiare tra i campi, sulle strade di campagna o nei boschi per riconoscerle e raccoglierle

Lisabetta e il basilico

Anche al Basilico (Ocimum basilicum L.) vengono attribuiti numerosi e diversi significati nel caratteristico tradizionale linguaggio dei fiori e delle piante. Pianta originaria dell’Asia, è proprio in queste regioni, ove è conosciuto da più tempo, che sono maturate le più strane credenze. In India era considerato una pianta sacra nella quale si identificava Lakshmi, dea della bellezza, dell’armonia e della fertilità. Costei era, nientemeno che la sposa di Visnù.
Gli antichi Egizi, così come gli antichi Greci lo utilizzavano per le offerte sacrificali; i Galli sottoponevano a rigidi rituali di purificazione chi voleva raccogliere questa pianta.
Ma non tutti erano d’accordo sulle proprietà ‘positive’ del Basilico: in certe regioni ed in certi periodi del Medioevo era ritenuto simbolo dell’odio e di Satana. Così, mentre Plinio (I sec.d.C.) ed altri ‘sapientoni’ dell’antichità ne avevano esaltate le proprietà curative, Avicenna (980-1037), uno dei massimi pensatori e scienziati mussulmani del Medioevo, sosteneva che il suo uso provocava ‘sangue torbido e melanconico’.
Anche nella storia cha andiamo a raccontare, il Basilico ha.. come dire.. un risvolto nefasto. Si parla prima di amore, ma poi di uccisione, di morte.Il racconto che ci ha ispirato è una delle famose novelle de Il Decamerone del Boccaccio (precisamente, novella V della IV giornata). Siamo nel 1300. Andiamo a raccontarla. Vi avvertiamo, è una storia macabra.
‘Erano dunque in Messina tre giovani fratelli e mercatanti et assai ricchi… et avevano una sorella chiamata Lisabetta, giovane assai bella e costumata…’Poggi
Questa ragazza, peraltro, non era ancora maritata, però, segretamente era innamorata di Lorenzo, un giovane pisano, bello, aitante, biondo, un garzone che aiutava i fratelli di lei ..’in un lor fondaco’
Anche Lorenzo era, ovviamente, innamorato di Lisabetta e..
‘..incominciò a porre l’animo a lei, e si andò alla bisogna che, piacendo l’un all’altro igualmente, non passò gran tempo che fecero di quello che più desiderava ciascuno’.
Ma i fratelli vengono a conoscenza della tresca e, una volta scoperto che i due giovani, di notte, si incontrano, non potendo ovviamente accettare che la loro sorella si legasse ad un loro servo…
‘..tutti e tre seco menarono Lorenzo e, pervenuti in un luogo molto solitario e remoto… uccisono e sotterrarono in guisa che nessuna persona se ne avvedesse.. et in Messina tornati dieder voce che, per loro bisogne, in altro luogo l’aveano mandato..’
Lisabetta, passano i giorni e non vede più il suo amato; si fa triste, poi alla tristezza subentra l’ansia. Non sa rendersi conto di dove sia andato; che sia fuggito altrove, lui che, diceva di amarla tanto?
Ma una notte fa un sogno: vede Lorenzo, e lui le rivela cosa è successo:
‘O Lisabetta, tu non mi fai altro che chiamare, e della mia lunga dimora t’attristi e me, con le tue lacrime fieramente accusi; e per ciò sappi che io non posso più ritornarci, per ciò che l’ultimo dì che tu mi vedesti i tuoi fratelli m’uccisono…’
e le indica il luogo ove è stato sepolto:
..’e disegnatole il luogo dove sotterrato l’aveano, le disse che più nol chiamasse e l’aspettasse, e disparve’.
La fanciulla è disperata, cosa fa: corre nel luogo indicatole, scava e trova i resti del corpo dell’amato; non può, chiaramente asportate tutto il corpo, ma è decisa ad avere ancora qualcosa di suo su cui versare le sue amare lacrime…
‘..se avesse potuto volentieri tutto il corpo n’avrebbe portato per dargli più convenevole sepoltura ma, veggendo che ciò esser non potea, con un coltello il meglio che poté gli spiccò dallo ‘mbusto la testa e quella, in un asciugatojo inviluppata, e la terra sopra l’altro corpo gittata, messala in grembo alla fante, senza esser stata da alcun veduta, tornassene a casa sua’.
E cosa fa Lisabetta giunta a casa sua. Chiusasi nella sua stanza, dopo aver pianto amaramente, prende dal balcone un grosso vaso da fiori, vi sotterra dentro la testa del giovane ucciso e ..
..’poi messovi su la terra, su vi piantò parecchi piedi (n.d.r.: virgulti) di bellissimo bassilico salernitano e quegli di niuna altra acqua, che o rosata o di fior d’aranci non innaffiava giammai, se non le sue lacrime..’
Cosa succede a questo punto. I vicini vedono in continuo la ragazza piangere china sul grosso vaso e… vedono anche che il basilico cresce, cresce, cresce..
il bassilico, sì per lungo e continuo studio (n.d.r: cura), sì per la grassezza della terra procedente dalla testa corrotta che dentro v’era, divenne bellissimo ed odorifero molto’
I vicini avvertono i fratelli di quello che hanno visto, i fratelli si meravigliano e, preso il vaso ne riversano la terra e…
‘.. riversata la terra, videro il drappo et in quello la testa, non ancor sì consumata che essi dalla capellatura crespa non conoscessero lei era quella di Lorenzo’..
A questo punto i fratelli se la danno, a gambe, per paura che si scopra quello che hanno fatto, addirittura riparano a Napoli, abbandonando nella disperazione la giovane sorella:
..’ la giovane, non restando di piangere, e pure il suo testo addimandando, piangendo morì’.
Qui finisce il racconto del nostro grande poeta di Certaldo. Voglio chiudere con un brevissimo commento. Se fossi vissuto ai tempi di Lisabetta e fossi stato suo compaesano, amico.. con tutta franchezza non avrei mai e poi mai accettato un invito a pranzo. E se mi avesse preparato trenette al pesto?

Illustrazione di Laura Poggi

Paolo Poggi
Laureato in Chimica Industriale e Pubblicista
Collabora a Riviste Tecnico-Scentifiche nel settore della Fitocosmesi e
Fitoterapia

 

 

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