MARCO SPADA “oò postin”

58 Macelleria Baldi

Marco, magrissimo e col volto rugoso color ocra che non permetteva di dargli un’età, credo fosse stato colpito da piccolo dalla poliomielite. Visto che il suo incedere era traballante, non si spostava molto dalla panchina in marmo davanti casa sua nel Carrobio Grande, tuttalpiù arrivava a fatica alla Porta per l’arrivo dell’ultima corriera delle 18,30. Sempre con giacca e coppola, cercava di fermare tutti quelli che passavano per parlare un poco con loro, ma visto che chiedeva sempre le stesse cose, i più si limitavano ad un frettoloso e distratto saluto, altri tiravano dritto.
Quasi ogni pomeriggio d’estate ci radunavamo in piazza, grandi e piccoli, ragazzini di tutte le età, per giocare chi a pampano, chi al Giro d’Italia con le facce dei ciclisti ritagliate negli scrucetti, chi a saltare la corda e chi a nascondino o a barra avanti, a seconda dell’età e del sesso. All’improvviso lasciavamo tutto, noi più grandi davanti e i più piccoli dietro, partivamo urlanti da sotto il volto del Carrobio Grande dove erano disegnate le barche di Gigi e Baban, all’altezza del tabacchino prendevamo velocità in discesa e sciabattando, fino a farci bruciare le piante dei piedi, passavamo davanti a Marco per gridargli: “Oo’ postin”. E lui poveretto si alzava in piedi e barcollante, con passi malfermi, ci lanciava il suo bastone allo stesso modo di Enrico Toti quando lanciò la stampella agli austriaci. Arrivati dal negozio della Veglia l’immancabile secchio d’acqua pioveva dai piani alti della casa. Colpiva chi colpiva e ricordo ancora adesso una piccola Cristina zuppa fradicia, in lacrime, difesa poi dalla Lauretta e dall’Armida alquanto inviperite.
Si era ragazzini e tutto era fatto senza cattiveria, solo per il gusto di fare chiasso. In ogni caso la quiete del paese veniva messa in subbuglio in quelle prime ore di torpore pomeridiano che i più dedicavano al riposino e giù acqua. Durante l’inverno, forse per mettermi in pace la coscienza, gli spedivo delle cartoline da Genova e lui che le collezionava, le faceva vedere a tutti e quando tornavo l’estate successiva, mi ringraziava come se fossi stato chissà quale personalità.
A distanza di molti anni seppi che quel nome “Oo’ postin” derivava dal fatto che sua sorella Dealta era l’Ufficiale postale di Montemarcello.
Nedo Gonzales

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